
Oggi vi parlo di La piccola libreria degli amori persi e ritrovati, un romanzo che promette emozioni, nostalgia e seconde possibilità, ma che personalmente mi ha lasciata piuttosto delusa.
Prima però vi spiego brevemente di cosa tratta il libro, così avete un quadro completo.
La protagonista è Laura Chiambretti, una donna in piena crisi esistenziale: è madre di due figlie, ha un matrimonio in bilico con Nicola e un lavoro in un’agenzia immobiliare che le provoca solo frustrazione. Dopo un affare andato a monte, decide di prendersi una pausa e, passeggiando per le vie di Roma, entra quasi per caso in una libreria specializzata in classici che frequentava da bambina.
Dietro il bancone ritrova Alfonso, un libraio malinconico in cui riconosce il ragazzo sempre chino sui libri che ammirava trent’anni prima. Grazie a lui Laura riscopre l’amore per la lettura e inizia addirittura a lavorare gratuitamente in libreria. Passando sempre più tempo insieme, il loro rapporto diventa intenso e sfocia in una relazione segreta. Laura si trova così divisa tra ciò che è giusto verso la sua famiglia e ciò che la fa sentire finalmente viva e libera.
Detto questo, passiamo ai motivi per cui il libro non mi ha convinta.
Il primo grande problema è la struttura della trama, che non scorre in modo naturale. Invece di un dolce fluire, la storia sembra procedere a singhiozzo, con passaggi bruschi e situazioni che si aprono e si chiudono senza un vero sviluppo. Questo rende difficile lasciarsi coinvolgere emotivamente.
Un altro aspetto che ho trovato molto debole è che il romanzo resta sempre in superficie. Tocca temi importanti, ma non ha mai il coraggio di andare davvero in profondità. La religione viene citata senza un reale significato narrativo, la dipendenza dall’alcol è appena accennata e poi dimenticata, e lo stesso vale per il rapporto di Laura con il marito Nicola e con le figlie: tutto rimane vago, poco incisivo, quasi decorativo.
Ho avuto spesso l’impressione che questi argomenti fossero inseriti solo per dare una parvenza di complessità alla storia, senza però essere davvero affrontati. Il risultato è una narrazione che sembra voler dire molto, ma che in realtà non approfondisce nulla.
C’è poi un dettaglio verso la fine che mi ha lasciata davvero perplessa: la protagonista non si presenta al lavoro, un evento che dovrebbe avere delle conseguenze importanti, ma che nelle scene successive viene completamente ignorato. Nessuna reazione, nessuna riflessione, come se non fosse mai accaduto. Questo tipo di incoerenze spezza la credibilità della storia.
Anche lo stile, pur essendo semplice e scorrevole, fa un uso eccessivo di frasi ad effetto e atmosfere “comfort”, senza però riuscire a creare un vero coinvolgimento emotivo. Persino la libreria, che avrebbe potuto essere il cuore pulsante del romanzo, resta sullo sfondo, più come simbolo romantico che come luogo realmente vivo.
In conclusione, La piccola libreria degli amori persi e ritrovati è un libro che si legge velocemente, ma che lascia poco. È una storia consolatoria, piena di buone intenzioni, ma priva di profondità e coerenza, e che non riesce a sfruttare davvero i temi importanti che mette sul tavolo.
